L’efficienza è una delle promesse più ricorrenti della tecnologia.
Meno passaggi.
Più velocità.
Più produttività.
Eppure, in molte aziende, il risultato è opposto:
la tecnologia introduce attrito.
Un attrito silenzioso, quotidiano, che rallenta tutto.
L’attrito non fa rumore, ma costa
L’attrito si manifesta così:
- piccoli rallentamenti
- passaggi ridondanti
- controlli continui
- spiegazioni ripetute
Nulla di eclatante.
Ma sommato nel tempo, pesa più di un blocco totale.
Quando “fare prima” richiede più passaggi
Un segnale tipico:
“In teoria è più veloce, ma nella pratica…”
Quando:
- devi passare da più schermate
- devi adattare il flusso
- devi verificare che tutto sia andato a buon fine
l’efficienza promessa resta teorica.
Efficienza misurata male
Spesso l’efficienza viene misurata su:
- tempo di esecuzione di una funzione
- numero di click
- automazioni attive
Ma l’efficienza reale è:
- quanto tempo serve per ottenere un risultato affidabile
- quante correzioni servono dopo
- quanta attenzione richiede
Se serve compensare,
l’efficienza è solo apparente.
L’attrito nasce dalla disconnessione
L’attrito aumenta quando:
- i sistemi non condividono dati
- i flussi non sono coerenti
- le regole non sono chiare
Ogni disallineamento richiede:
- interpretazione
- controllo
- correzione
Ed è lì che il lavoro rallenta.
Quando l’efficienza è locale, non sistemica
Molte soluzioni ottimizzano:
- un reparto
- una funzione
- un singolo passaggio
Ma se il sistema complessivo:
- resta frammentato
- resta incoerente
- resta opaco
l’attrito si sposta.
Non sparisce.
L’efficienza vera riduce l’attrito mentale
Un sistema efficiente:
- non richiede spiegazioni continue
- non obbliga a controllare tutto
- non costringe a ricordare eccezioni
L’attrito non è solo operativo.
È cognitivo.
Quando l’attrito diventa normalità
Il rischio maggiore è l’assuefazione:
“È normale fare così.”
Quando l’attrito diventa accettato:
- nessuno lo mette più in discussione
- nessuno lo misura
- nessuno lo risolve
E il sistema invecchia male.
Ridurre attrito è una scelta progettuale
Ridurre l’attrito significa:
- progettare flussi coerenti
- ridurre passaggi inutili
- rendere i dati affidabili
- chiarire le regole
Non è ottimizzazione fine.
È architettura.
La domanda che rivela l’attrito
Non chiederti:
“È più veloce?”
Chiediti:
“Quante frizioni introduce nel lavoro quotidiano?”
Se la risposta è “tante, ma piccole”,
il costo è già alto.
