Drive, Dropbox, cartelle condivise. All’inizio funzionano. Sono semplici, immediati, familiari. Nessuna curva di apprendimento, nessuna resistenza. I documenti sono lì, accessibili a tutti.
Il problema è che funzionano solo finché il sistema non viene messo sotto stress.
Perché all’inizio sembra tutto sufficiente
Nelle fasi iniziali di un’azienda, la gestione documentale è implicita. Le persone si conoscono, parlano tra loro, sanno cosa è valido e cosa no.
Le cartelle funzionano perché il contesto è condiviso. Non serve spiegare troppo: basta chiedere. Il documento è solo un supporto alla relazione.
In questo scenario, Drive sembra una soluzione. Ed è proprio questo che rende il problema subdolo.
Quando il contesto smette di essere condiviso
Con la crescita, il contesto non è più nella testa delle persone. Cambiano i team, aumentano i progetti, si moltiplicano i flussi.
Il documento inizia a circolare senza il suo significato. Nessuno sa più se è aggiornato, approvato, valido solo per un caso specifico.
Drive continua a funzionare tecnicamente, ma smette di funzionare sistemicamente.
Le cartelle non spiegano le decisioni
Una cartella può dire dove si trova un file, ma non perché esiste. Non dice chi lo ha validato, in quale contesto va usato, cosa succede se cambia.
Per colmare questo vuoto, le persone iniziano a scrivere email, messaggi, note. Il sistema si frammenta in mille canali.
Il documento non è più un punto fermo, ma un oggetto da interpretare.
Quando tutto è accessibile, niente è governato
Uno dei falsi vantaggi delle cartelle condivise è l’accesso universale. Tutti vedono tutto. Nessuno è davvero responsabile.
Chi può modificare? Chi può approvare? Chi decide che una versione è definitiva?
Senza risposte chiare, l’accesso diventa confusione. La visibilità non produce controllo.
La crescita trasforma la semplicità in rischio
Più l’azienda cresce, più aumenta il rischio associato ai documenti. Un file sbagliato inviato a un cliente. Una versione vecchia usata per una decisione. Un allegato non aggiornato.
Questi errori non nascono da disattenzione. Nascono da un sistema che non distingue.
Drive non è progettato per dichiarare stati, responsabilità, percorsi.
Le soluzioni parallele come segnale
Quando Drive non basta più, iniziano le soluzioni parallele. Cartelle personali. Copie locali. Sistemi “ombra”.
Ogni soluzione nasce per risolvere un problema immediato. Insieme, creano un sistema ingestibile.
Il paradosso è che più strumenti si aggiungono, meno chiarezza si ottiene.
Non è un limite dello strumento, è del modello
Drive non nasce per governare processi documentali. Nasce per condividere file. Usarlo come sistema significa chiedergli qualcosa per cui non è stato progettato.
Il problema non è scegliere Drive o non sceglierlo. Il problema è aspettarsi che risolva un problema che è di architettura.
Un sistema cresce quando il modello regge, non quando lo strumento è comodo.
Quando “funziona” diventa un’illusione
Molte aziende restano troppo a lungo in questa zona grigia. Drive funziona abbastanza da non giustificare un cambiamento, ma non abbastanza da sostenere la crescita.
Il costo si accumula lentamente, sotto forma di attrito, rallentamenti, errori evitabili.
Quando il problema esplode, il sistema è già fragile.
Il vero punto di rottura
Il punto di rottura arriva quando il documento diventa critico per la decisione. Quando non si può più sbagliare versione, contesto o destinatario.
In quel momento Drive continua a funzionare, ma l’azienda no.
Le cartelle funzionano finché il sistema è piccolo. Quando cresci, servono regole, stati e responsabilità. Non solo spazio.
