Quando si valuta una tecnologia, quasi sempre si guardano due cose:
prezzo e funzioni.
Quasi nessuno valuta il costo cognitivo.
Eppure è uno dei più alti.
E uno dei più distruttivi nel tempo.
Cos’è il costo cognitivo (in azienda)
Il costo cognitivo è lo sforzo mentale necessario per:
- capire come funziona un sistema
- ricordare passaggi e regole
- gestire eccezioni
- compensare limiti degli strumenti
Non è scritto da nessuna parte.
Ma viene pagato ogni giorno, da ogni persona coinvolta.
Ogni strumento chiede attenzione
Ogni software introduce:
- un’interfaccia da imparare
- una logica da ricordare
- un linguaggio proprio
- un modo specifico di fare le cose
Un singolo strumento è gestibile.
Dieci strumenti diversi no.
Il problema non è la tecnologia.
È la somma delle tecnologie.
Quando il lavoro diventa “tenere insieme i pezzi”
In molti contesti, le persone non lavorano più sui processi.
Lavorano per:
- spostare dati
- verificare che tornino
- ricordarsi dove fare cosa
- evitare errori
Questo è costo cognitivo puro.
Non produce valore.
Consuma energie.
Il costo cognitivo rallenta le decisioni
Quando il sistema è complesso:
- le decisioni richiedono più tempo
- aumenta l’incertezza
- cresce la dipendenza da poche persone
Non perché manchi competenza.
Ma perché la mente è occupata a compensare.
Perché il costo cognitivo non viene mai misurato
Non viene misurato perché:
- non è una fattura
- non è un KPI
- non è immediatamente visibile
Eppure si manifesta in:
- stress
- errori
- turnover
- resistenza al cambiamento
Un sistema riduce il carico mentale
Un sistema ben progettato:
- elimina decisioni inutili
- rende i flussi prevedibili
- riduce le eccezioni
- rende i dati affidabili
Le persone non devono “pensare al sistema”.
Possono pensare al lavoro.
Il costo cognitivo è un moltiplicatore invisibile
Più cresce l’azienda:
- più aumenta il numero di persone
- più cresce il costo cognitivo complessivo
Se non viene ridotto,
diventa uno dei principali freni alla crescita.
Tecnologia che aiuta vs tecnologia che stanca
La differenza è sottile ma decisiva.
La tecnologia giusta:
- libera attenzione
- riduce il carico
- semplifica le decisioni
La tecnologia sbagliata:
- chiede memoria
- richiede controllo
- genera affaticamento
La domanda che nessuno fa mai
Non chiederti:
“Funziona?”
Chiediti:
“Quanta attenzione mentale richiede ogni giorno?”
La risposta dice molto più del prezzo.
